“Friedensturm” al Festival della Letteratura di Budrio (BO).

Ecco le foto più significative dell’evento.
Ringrazio ancora di cuore gli organizzatori, che mi hanno dato la possibilità di intervenire in questa importante iniziativa culturale, e anche, naturalmente, la libreria di Budrio (BO) per la disponibilità e l’accoglienza.

Approfitto di questo post per ringraziare di nuovo l’amministrazione comunale e il personale della Biblioteca Civica di Pasian di Prato (UD), che mi hanno permesso di presentare il romanzo lo scorso 21 aprile.

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L’incipit di “Friedensturm – Storia di Guido Marzuttini caduto nella Grande Guerra”.

Trieste, settembre 1897.

Nella piazza maestosa della fiabesca città asburgica, una distinta signora passeggiava con grazia e portamento tra i passanti. Indossava un soprabito lungo e nero, abbottonato fino al collo, un copricapo grazioso e un paio di stivaletti alti e stretti che producevano un sonoro picchiettio ad ogni passo. La donna, una trentenne dall’aria vagamente orgogliosa, che ricordava, per certi aspetti, le sue coetanee appartenenti all’alta aristocrazia triestina, camminava tenendo per mano un bambino dai capelli rossi, che procedeva in silenzio al suo fianco.
Il suo bel figlioletto di quasi tre anni e mezzo era l’unico ad essere sopravvissuto alla prima infanzia. Le due bambine nate in precedenza erano decedute nel giro di pochi anni l’una dall’altra e il dolore che ne aveva provato era stato così intenso da convincerla che non avrebbe più potuto essere la Maria Troiano di un tempo.
{Friedensturm – Storia di Guido Marzuttini caduto nella Grande Guerra}

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Il mio quinto romanzo: “Friedensturm – Storia di Guido Marzuttini caduto nella Grande Guerra”.

È con immenso piacere che vi annuncio l’uscita del mio quinto romanzoFriedensturm – Storia di Guido Marzuttini caduto nella Grande Guerra“, frutto di un lungo ed accurato lavoro di ricerca storica, ma non solo. La difficoltà insita nella stesura di un romanzo storico è che bisogna alternare la narrazione a fatti realmenti accaduti, evitando che questi ultimi tolgano l’incanto dell’elemento narrativo, trasformando il tutto in un saggio.

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Nonostante la mia grande soddisfazione, non posso fare a meno di sentirmi amareggiata e cercherò di spiegarvene i motivi.

Il protagonista del romanzo è figlio di un artista friulano. Per questo motivo, considerato anche che i friulani si lamentano spesso, giustamente, dal loro punto di vista, di non essere adeguatamente valorizzati in Italia, ero convinta che, nel rivolgermi ad una casa editrice friulana, avrei trovato ascolto, considerazione e sostegno. Esattamente il contrario. Le ho contattate tutte (il numero totale sta più o meno sulle dita di una mano). L’unica che mi ha risposto ho scoperto a posteriori essere dichiaratamente a pagamento.

Sono da sempre profondamente contraria all’EAP (editoria a pagamento), perché rappresenta soltanto un business per gli editori, che approfittano di quella che è un po’ la “moda” del nostro tempo: tutti vogliono scrivere, favoriti anche dalla facilità dei mezzi tecnologici del giorno d’oggi, ma nessuno legge più. L’EAP, pubblicando tutto purché si paghi, non fa che inflazionare questa situazione, quando invece il compito di una casa editrice dovrebbe essere valutare le opere che riceve, scegliere quelle che ritiene più meritevoli e/o più vendibili ed investire solo su di esse.
Aggiungo che, poiché la maggior parte degli autori acquista generalmente dalla casa editrice una ventina di copie (da regalare ai parenti, agli amici, ecc.), le case editrici hanno già il loro guadagno garantito e non dovrebbero chiedere altro.

Nella ricerca di una casa editrice non a pagamento, mi sono spostata in una regione che è stata anch’essa “teatro” delle battaglie della Grande Guerra per sottoporre il mio romanzo, convinta, anche in questo caso, che avrei avuto una valutazione oggettiva sul mio lavoro.
La prima sorpresa è stata quella di scoprire che anche questa casa editrice è a pagamento. A questo punto, però, mi sono rassegnata, considerato che, pagando, avrei avuto la possibilità (non scontata per le altre case editrici) di partecipare a due importanti Fiere del Libro.

L’esperienza è stata purtroppo negativa, a cominciare dal fatto che i tempi dichiarati per iscritto dall’editore sulla tempistica della consegna delle bozze revisionate (massimo due giorni) sono sfociati in quasi due settimane, che sarebbero diventate un mese se avessi accettato la proposta dell’editore che voleva leggere accuratamente il mio romanzo, in quanto “gli sembrava ben scritto”. A parte la contraddizione della sua proposta (se è ben scritto, perché lo vuoi rileggere?), ho rifiutato, perché avevo fretta di avere il romanzo pronto. Non mi era nemmeno del tutto chiaro se questa sua “lettura accurata” avrebbe comportato dei costi aggiuntivi.

Quando ho ricevuto le bozze revisionate, chiaramente per mezzo di un correttore automatico, mi sono resa conto che avrei impiegato almeno un mese per “rimettere a posto” tutto quello che era stato “stravolto”. Mi limito a citare soltanto due “cattive correzioni”:

1) le virgolette caporali, che sono solita utilizzare per riportare i dialoghi, erano state forzatamente accompagnate dai trattini (quando, in un qualsiasi manuale di redazione editoriale, è scritto chiaramente che per i dialoghi si possono scegliere o le virgolette caporali o gli apici alti o i trattini, che sono incompatibili tra loro). Aver aggiunto i trattini alle virgolette caporali aveva provocato una confusione terribile (non si capiva più chi parlava e chi narrava) nelle frasi che comprendevano più di un intervento;

2) lo spostamento delle note tutte in fondo al libro, mescolando quelle del romanzo a quelle della biografia, quando romanzo e biografia, pur trovandosi inclusi nello stesso volume, sono due elementi che vanno mantenuti distinti. Nella mia versione, infatti, la biografia presenta una numerazione romana proprio per distinguerla da quella del romanzo, che invece è caratterizzato da quella araba. Nella versione dell’editore, invece, la biografia aveva una numerazione araba, che era la prosecuzione di quella del romanzo, per cui iniziava a pag. 283!
Per non parlare delle note, che nella mia versione si “azzerano” ad ogni capitolo e all’inizio della biografia per evitare di generare confusione, invece l’editore aveva inserito un’unica numerazione in tutto il libro, fatto sta che la prima nota della biografia era la numero 127!

Quando ho fatto presente all’editore tutte le mie perplessità, motivate punto per punto, sulle correzioni, lui si è offeso e mi ha “scaricata”.

A questo punto, sono tornata con Youcanprint e probabilmente è meglio che sia andata così. Se autopubblicazione deve essere, che lo sia chiaramente e non mascherata sotto l’egida di un’editrice che si fa pagare molto di più e le cui revisioni editoriali, invece di essere rivolte a contenuto e stile, si limitano ad “ingabbiare” il testo dell’autore entro gli angusti confini di un layout editoriale (non sempre corretto).

Dal momento che le case editrici hanno rinunciato (per lucro) a svolgere quello che dovrebbe essere la loro “missione”, tocca a voi, cari lettori, leggere e giudicare il mio romanzo (e forse è giusto che sia così).

Per maggiori informazioni su dove acquistare il romanzoFriedensturm – Storia di Guido Marzuttini caduto nella Grande Guerra” ad un prezzo scontato, andate alla voce “Romanzi” e scorrete fino in fondo: lì troverete il link ad IBS.

Il racconto “Kobarid” vince il concorso letterario “Stampa Libri” ed è incluso nell’antologia “Racconti in libertà. Nord”, pubblicata da Historica Edizioni.

Una grande soddisfazione!  🙂 Trovate una breve scheda di presentazione dell’antologia all’indirizzo: http://www.ibs.it/code/9788899241773/racconti-liberta-nord.html
Qui di seguito ho inserito, invece, una foto del mio attestato di premiazione e dell’antologia in cui è stato incluso il mio racconto, Kobarid.

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Lombardia: una regione di “grandi” scrittori?

In concomitanza con l’imminente premiazione dei vincitori del concorso letterario “L’Italia del FAI”, questa sera, a Palazzo Te a Mantova, desidero sottoporre alla vostra attenzione la presente considerazione.

Come riportato sul sito del concorso, i partecipanti sono stati 327, i finalisti 10 e i menzionati 30. Di questi 40, tra finalisti e menzionati, si può desumere con certezza che 12 sono lombardi di origine e/o residenza, mentre per 10 di essi non è possibile stabilire la provenienza geografica. Pertanto, si può concludere che almeno 12 su 30, tra finalisti e menzionati, sono lombardi, corrispondente ad una percentuale del 40%, che, se applicata al numero totale dei partecipanti (327), produce un risultato pari a 131. Questo significa che ci si aspetta che il numero dei partecipanti lombardi al concorso letterario sia stato dell’ordine di 131, numero che potrebbe oscillare tra 114 e 147, nell’ipotesi in cui ai 4 su 10 lombardi “stimati” si attribuisse una variazione (σ) pari all’errore “poissoniano” (4 ± 2).

In conclusione, se il numero dei lombardi che hanno partecipato al concorso letterario “L’Italia del FAI” risultasse inferiore a 100, certi dell’assoluta correttezza dello svolgimento della selezione da parte della giuria, se ne dovrebbe dedurre che i lombardi sono un popolo di “grandi” scrittori.

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Il Quadrato del Sator.

«Il Quadrato del Sator è un’iscrizione latina che ricorre spesso in molte chiese e nei luoghi di culto europei. Si tratta di un quadrato costituito dalle parole SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS che […] danno origine ad un palindromo. […] Significa Il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote. […] Secondo alcuni studiosi, il significato della frase può essere letto attraverso i suoi anagrammi. Uno di questi è dato dalla parola PATERNOSTER ripetuta due volte. I due termini identici si incrociano sulla lettera N. In questo modo, avanzerebbero due A e due O che dovrebbero simboleggiare l’alfa e l’omega, ovvero l’inizio e la fine. In tal caso, vi sarebbe comunque un richiamo immediato al simbolo della croce, in quanto il Quadrato del Sator costituirebbe quella che gli storici definiscono una crux dissimulata, ossia un sigillo nascosto utilizzato dai primi cristiani ai tempi delle persecuzioni. Io sono del parere che questo anagramma potrebbe essere la soluzione dell’enigma. Quale mistero più grande se non quello del PATERNOSTER? Chi siamo, da dove veniamo e cosa ci attende dopo la morte sono le domande che l’uomo si è sempre posto, ancor prima della Cristianità».
Sonia Colombo {L’Anello del Pescatore}

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Il complotto.

Mathieu cercò di ripararsi, mentre i cavalli s’impennavano sulle gambe posteriori e la polvere sollevata dai loro zoccoli veniva riversata senza pietà nell’aria vicina. Sembrava che anche gli animali stessero già pregustando l’odore del sangue, proprio come i loro cavalieri.
Rimasto solo e vedendo il fratello guidare il gruppo verso l’antico palazzo di famiglia, non poté fare a meno di guardare i corpi abbandonati e ricoperti di polvere delle due sorelle. Sembravano due bambole. Fissò Juliette ed una lacrima si riversò sulla guancia, unita ad un senso di depressione che era riemerso dal più profondo del suo cuore. Gli occhi s’incupirono all’improvviso come se la morte avesse già steso sopra di loro un velo opaco.
“Finché morte non ci separi”.
Così aveva promesso a Juliette, ma così non sarebbe stato. La morte, invece, li avrebbe riuniti per sempre. Questo fu il suo ultimo pensiero.
{Palais Royal}

Provence_maison