Megan combattuta tra Simon e Gad.

[…] Simon abbassò leggermente il capo con fare modesto.
«È mio dovere salvarti la vita» aggiunse, poco dopo, senza curarsi affatto dell’occhiata sprezzante che Gad gli aveva appena rivolto. «Sono tuo marito».
Megan si limitò a sorridere, mentre Gad, al suo fianco, continuava a scrutare Simon Barret con un misto di freddezza e di indifferenza.
«Come puoi dire una cosa del genere?» domandò il giovane Navajo, qualche istante dopo, allo scienziato. «Tu hai messo Megan in grande pericolo e hai lasciato che se ne andasse in giro per il deserto da sola, alla tua disperata ricerca, mentre trascorrevi il tuo tempo a fare dei folli esperimenti per il dottor Kruger». Sembrava aver perso il controllo delle sue parole e delle sue azioni. Si avvicinò di più a Simon con aria arrogante. «Tu preferisci di gran lunga il tuo lavoro a Megan» aggiunse, senza smettere di fissarlo con un profondo senso di rancore.
Simon cercò di rimanere fermo nei movimenti, esattamente nella stessa posizione in cui ora stava fissando Gad dritto negli occhi, cogliendo ogni singolo pensiero e sentimento celato dietro quello spirito giovane ed irrefrenabile.
«Non hai idea di cosa Kruger sia capace di fare, ragazzo» gli disse, seriamente, sotto lo sguardo intimorito di Megan che si spostava rapidamente da uno all’altro. «Io sono stato costretto a rimanere qui. Non avevo alternative. Non avevo nessun’altra scelta».
Fra i tre cadde un silenzio carico di tensione. Nessuno osava rivolgere la parola all’altro e Megan sembrava incapace di affrontare quella situazione così critica e delicata.
{Reverse Tunneling}

simon_gad_megan

L’orfanotrofio dell’ottantanovesima strada di New York.

L’antico edificio in pietra era stato costruito nel lontano 1869, secondo le ultime volontà di una ricca e nobile ereditiera. Lady Warren, che aveva sempre vissuto da sola, aveva lasciato un testamento in cui affermava di voler destinare tutti i suoi averi alla realizzazione di un orfanotrofio, situato nell’ottantanovesima strada di New York, fra Madison e Park Ave.
L’orfanotrofio era un edificio molto imponente, circondato da alcuni alberi e delimitato da un muro di cinta, ricoperto di edera, che lo separava dalla strada.
Era stato costruito su diversi piani e comprendeva inoltre un piccolo spazio sotterraneo, riservato alle cucine. Al piano terra si tenevano, nelle diverse aule, lezioni di musica, canto, pianoforte, inglese, storia, matematica e disegno, mentre i piani superiori erano da sempre stati destinati alle stanze delle suore e alle camerate, ognuna delle quali comprendeva solitamente dieci letti, un bagno ed alcuni armadietti in cui poter collocare le proprie divise e i pochi capi d’abbigliamento personali.
Nonostante fosse passato più di un secolo dalla sua fondazione, quel luogo continuava a rappresentare, per la maggior parte degli orfanelli, un incubo, una sorta di carcere minorile, nel quale, un giorno, si erano ritrovati rinchiusi.
{Millennium Tunneling}

orphanage

Il racconto “Kobarid” vince il concorso letterario “Stampa Libri” ed è incluso nell’antologia “Racconti in libertà. Nord”, pubblicata da Historica Edizioni.

Una grande soddisfazione! 🙂 Trovate una breve scheda di presentazione dell’antologia all’indirizzo: http://www.ibs.it/code/9788899241773/racconti-liberta-nord.html
Qui di seguito ho inserito, invece, una foto del mio attestato di premiazione e dell’antologia in cui è stato incluso il mio racconto, Kobarid.

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Lombardia: una regione di “grandi” scrittori?

In concomitanza con l’imminente premiazione dei vincitori del concorso letterario “L’Italia del FAI”, questa sera, a Palazzo Te a Mantova, desidero sottoporre alla vostra attenzione la presente considerazione.

Come riportato sul sito del concorso, i partecipanti sono stati 327, i finalisti 10 e i menzionati 30. Di questi 40, tra finalisti e menzionati, si può desumere con certezza che 12 sono lombardi di origine e/o residenza, mentre per 10 di essi non è possibile stabilire la provenienza geografica. Pertanto, si può concludere che almeno 12 su 30, tra finalisti e menzionati, sono lombardi, corrispondente ad una percentuale del 40%, che, se applicata al numero totale dei partecipanti (327), produce un risultato pari a 131. Questo significa che ci si aspetta che il numero dei partecipanti lombardi al concorso letterario sia stato dell’ordine di 131, numero che potrebbe oscillare tra 114 e 147, nell’ipotesi in cui ai 4 su 10 lombardi “stimati” si attribuisse una variazione (σ) pari all’errore “poissoniano” (4 ± 2).

In conclusione, se il numero dei lombardi che hanno partecipato al concorso letterario “L’Italia del FAI” risultasse inferiore a 100, certi dell’assoluta correttezza dello svolgimento della selezione da parte della giuria, se ne dovrebbe dedurre che i lombardi sono un popolo di “grandi” scrittori.

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Il Quadrato del Sator.

«Il Quadrato del Sator è un’iscrizione latina che ricorre spesso in molte chiese e nei luoghi di culto europei. Si tratta di un quadrato costituito dalle parole SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS che […] danno origine ad un palindromo. […] Significa Il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote. […] Secondo alcuni studiosi, il significato della frase può essere letto attraverso i suoi anagrammi. Uno di questi è dato dalla parola PATERNOSTER ripetuta due volte. I due termini identici si incrociano sulla lettera N. In questo modo, avanzerebbero due A e due O che dovrebbero simboleggiare l’alfa e l’omega, ovvero l’inizio e la fine. In tal caso, vi sarebbe comunque un richiamo immediato al simbolo della croce, in quanto il Quadrato del Sator costituirebbe quella che gli storici definiscono una crux dissimulata, ossia un sigillo nascosto utilizzato dai primi cristiani ai tempi delle persecuzioni. Io sono del parere che questo anagramma potrebbe essere la soluzione dell’enigma. Quale mistero più grande se non quello del PATERNOSTER? Chi siamo, da dove veniamo e cosa ci attende dopo la morte sono le domande che l’uomo si è sempre posto, ancor prima della Cristianità».
Sonia Colombo {L’Anello del Pescatore}

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Il complotto.

Mathieu cercò di ripararsi, mentre i cavalli s’impennavano sulle gambe posteriori e la polvere sollevata dai loro zoccoli veniva riversata senza pietà nell’aria vicina. Sembrava che anche gli animali stessero già pregustando l’odore del sangue, proprio come i loro cavalieri.
Rimasto solo e vedendo il fratello guidare il gruppo verso l’antico palazzo di famiglia, non poté fare a meno di guardare i corpi abbandonati e ricoperti di polvere delle due sorelle. Sembravano due bambole. Fissò Juliette ed una lacrima si riversò sulla guancia, unita ad un senso di depressione che era riemerso dal più profondo del suo cuore. Gli occhi s’incupirono all’improvviso come se la morte avesse già steso sopra di loro un velo opaco.
“Finché morte non ci separi”.
Così aveva promesso a Juliette, ma così non sarebbe stato. La morte, invece, li avrebbe riuniti per sempre. Questo fu il suo ultimo pensiero.
{Palais Royal}

Provence_maison

Strani bagliori nel deserto del Grand Canyon…

«Il deserto del Grand Canyon è sempre stato un luogo contraddistinto dall’insolita presenza di strani e rari fenomeni naturali […]. Qualcuno dei nostri compagni è addirittura scomparso nel nulla, in passato. Sicheii, il grande padre, che un tempo era a capo della nostra tribù, diceva sempre che gli spiriti delle nostre vallate portavano via con sé i compagni Navajo migliori […]».
Gad {Reverse Tunneling}

IBR-2106693